Stress test: le banche europee guadagnano una stiracchiata

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Lo scorso 29 luglio l’EBA (European Banking Authority) ha svolto degli stress test sulle principali banche europee. Innanzitutto che cosa è l’Eba: l’autorità bancaria europea è un’autorità indipendente dell’Unione Europea, la quale opera per assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale, efficace ed uniforme nel settore bancario europeo. Gli obiettivi generali di tale autorità sono assicurare la stabilità finanziaria nell’UE e garantire l’integrità, l’efficienza e il regolare funzionamento del sistema bancario.

Gli stress test che sono stati svolti sono dei programmi di valutazione del capitale di vigilanza delle banche; si è trattato in pratica di valutare le riserve di capitale per determinare se le organizzazioni bancarie europee dispongono di un capitale sufficiente per affrontare l’impatto con uno scenario economico più difficile rispetto a quello in corso. Quindi lo stress test può essere definito come uno strumento chiamato anche Scap, che sta per Supervisory capital assessment program. Che ha il compito di passare al vaglio i dati di gran parte delle banche di un Paese per vedere se resisterebbero o meno (e come) ad una crisi economica.

Lo stress test è utile per capire i punti deboli e le criticità delle banche al fine di migliorarne la tenuta patrimoniale. Sulla base dei risultati emersi dallo stress test la Bce e l’Eba possono chiedere alle banche un rafforzamento patrimoniale o maggiori accantonamenti. Per quanto riguarda questi ultimi stress test, svolti su 51 istituti bancari europei, si può dire che il sistema bancario dell’UE ha complessivamente superato l’esame, di sicuro però non a pieno voti.

È emerso infatti che le banche dell’Eurozona hanno mostrato una maggiore capacità di assorbire shock economici, quindi una maggiore resilienza rispetto al 2014, questo dimostra che le banche sono diventate più forti e che le attese in termini di richieste di capitale di vigilanza resteranno nel complesso stabili rispetto al 2015. Gli istituti bancari più solidi sono risultati quelli francesi, seguiti nell’ordine da quelli tedeschi, spagnoli e britannici.

Questo perché in caso di choc economico molto negativo le banche francesi raggiungerebbero un cet1 (Common equity Tier 1, cioè il maggiore indice di solidità di una banca) aggregato di circa il 9,7%; mentre, in caso di crisi, il cet1 aggregato sarebbe per le tedesche del 9,5%; per le spagnole dell’8,6%; per le britanniche dell’8,5%; per le irlandesi del 7,5% e per le austriache del 7,3%. Le banche italiane sottoposte a stress test sono state 5: UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e Monte dei Paschi di Siena.

Proprio quest’ultima è risultata purtroppo la peggiore d’Europa, l’unica infatti ad essere bocciata dall’Eba. Se si realizzasse infatti lo scenario economico avverso definito dall’Eba, il cet1 del Monte dei Paschi di Siena passerebbe da un cet1 nel 2015 del 12,01% a un cet1 del -2,23% nel 2018, Mps è quindi la banca che evidenzia la situazione peggiore nell’Eurozona. Superano invece il test le rimanenti 4 italiane, Unicredit che arriverebbe ad un cet1 del 7,10%; Ubi con un 8,85%; Banco Popolare 9% e Intesa Sanpaolo con un 10,21%; la sufficienza italiana c’è considerando che la media europea riguardo al cet1 in caso di crisi è del 9,4% (nel rapporto tra il capitale totale e gli investimenti a rischio).

L’istituto toscano rimane quindi un’osservata speciale insieme alla spagnola Santander, la tedesca Deutsche Bank, la francese Bnp Paribas e l’inglese Barclays. Di certo i risultati ottenuti da questi ultimi stress test di luglio sono migliori di quelli degli anni passati, mostrano infatti una maggiore resilienza bancaria a livello europeo da non sottovalutare, ma, come ha sottolineato Andrea Ernia, presidente Eba, questo non è di certo un “certificato di ottima salute”, c’è quindi ancora molto lavoro da fare per tutti gli istituti.

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