Quotazioni Unicredit in forte ribasso: qui la situazione aggiornata

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Nuova seduta drammatica per le quotazioni Unicredit che vanno letteralmente a picco. Il titolo della big del settore bancario, già in forte ribasso, ha segnato nei giorni scorsi un calo del 3,2% contro un Ftse Mib in progressione dello 0,7%. In questo momento le azioni Unicredit sono la maglia nera del paniere di riferimento di Piazza Affari.
L’attenzione degli investitori è tutta rivolta alla partenza dell’aumento di capitale della banca che, stando alle ultime indiscrezioni, dovrebbe avvenire il prossimo 6 febbraio.

Ma non è questo il solo tema caldo. Ad oggi ovviamente il focus è anche rivolto ai conti preliminari 2016 che sono stati diffusi a fine gennaio 2017 al termine di un consiglio di amministrazione straordinario; durante il quale il board di Unicredit ha esaminato le stime sui risultati preliminari consolidati nell’esercizio 2016, i quali saranno sottoposti all’approvazione del consiglio di amministrazione e comunicati i 9 febbraio 2017.

Unicredit stima di aver chiuso l’anno 2016 con una perdita pari a circa 11,8 miliardi di euro. Rettificato dalle poste non ricorrenti, il forte rosso si sarebbe trasformato in un risultato economico netto positivo. La banca ha precisato inoltre che i risultati del quarto trimestre sono stati influenzati negativamente da poste non ricorrenti per circa 12,2 miliardi di euro, a cui si aggiungono altre svalutazioni una tantum pari a circa un miliardo. Tali svalutazioni verranno contabilizzate nell’esercizio 2016.

Il gruppo ha poi preso in considerazione una serie di ulteriori svalutazioni una tantum pari a circa un miliardo, che si attende verranno contabilizzate nell’esercizio 2016. Tali poste derivano da una maggiore svalutazione del fondo Atlante, di alcune partecipazioni e imposte differite attive dovute a differenze temporali e dai contributi straordinari al Fondo di risoluzione Nazionale.

Sul fronte patrimoniale Unicredit prevede che il CET1 ratio al 31 dicembre 2016 non sia temporaneamente in linea per circa il 2% con il requisito di capitale applicabile alla stessa data (requisito Supervisory Review Evaluation Process – SREP – pari complessivamente a 10,005%). Confermati, invece, i target per i prossimi esercizi con un CET1 ratio visto al di sopra del 12,5% nel 2019 (dato in linea con la guidance comunicata durante il Capital Markets Day).

Come detto in apertura, la conseguenza di tali avvicendamenti è stato chiaramente il crollo delle quotazioni Unicredit. La fiducia dei consumatori va scemando di giorno in giorno e quello che si teme maggiormente è il collasso del colosso bancario. Infatti a fine gennaio 2017 alla chiusura di Piazza Affari quello che cattura immediatamente l’attenzione è il terzo scivolone consecutivo subito dalle quotazioni Unicredit.

Lo scenario è andato però a mutare nel giorno del sopracitato e attesissimo incontro del Consiglio di Amministrazione per decidere il prezzo dell’aumento di capitale da 13 miliardi di euro, è proprio in questa mattina che le quotazioni Unicredit rimbalzano e vanno a segnare un rialzo del 2,9% a 25,92 euro.

Nella vigilia, cioè il 31 gennaio, come detto in precedenza, aveva ceduto quasi il 4%. Quindi un barlume di speranza per una buona ripresa si riaccende, i consumatori, seppur scettici, tornano sul pezzo più motivati.
È chiaro che se questo tentativo di aumento del capitale non dovesse andare a buon fine, e quindi dovesse fallire le conseguenze sarebbero a dir poco catastrofiche.

Per farci un’idea basta andare a consultare il documento di registrazione, reso pubblico, approvato dalla Consob, predisposto da Unicredit in vista dell’aumento di capitale da 13 miliardi di euro. Il documento, insieme alla nota informativa e di sintesi ancora da pubblicare, rappresentano il materiale messo a disposizione di azionisti e investitori per valutare l’opportunità di sottoscrivere la ricapitalizzazione.

Nel documento si legge che “una sottoscrizione parziale dell’aumento di capitale potrebbe determinare “significativi impatti negativi sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria” della banca “fino a compromettere la sussistenza dei presupposti per la continuità aziendale” se non venissero varate altre misure di rafforzamento patrimoniale in grado di “far fronte agli assorbimenti di capitale generati” dal piano strategico.

Il che significa in poche parole che se l’aumento di capitale non dovesse riuscire Unicredit sarebbe a rischio collasso. Quello che ci dobbiamo aspettare è, in primis, un base all’esito del Consiglio, una forte fluttuazione delle quotazioni Unicredit ed in seguito nuovi comunicati finalizzati alla tutela dei consumatori.
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