La più grande bolla finanziaria di tutti i tempi

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Dopo la grande depressione del 1929 gli USA hanno vissuto circa 40 anni di crescita economica e finanziaria senza ombra di crisi. L’industria finanziaria era strettamente controllata e la maggior parte delle banche erano banche locali alle quali era proibito speculare con i risparmi dei clienti. Le banche di investimento che si occupavano di stock ed obbligazioni erano delle piccole società private (ogni socio metteva e si occupava dei propri soldi). Negli anni 80 l’industria finanziaria esplose, le banche d’investimento divennero pubbliche e iniziarono a ricevere ingenti quantità di denaro dagli azionisti; fu così che a Wall Street in molti cominciarono ad arricchirsi, non sapendo di andare incontro a una profonda crisi e bolla finanziaria dalla quale dobbiamo ancora riprenderci del tutto.

In questi anni l’amministrazione Reagan, supportata dagli economisti e dai lobbisti finanziari cominciò un processo di deregolamentazione che sarebbe durato quasi 30 anni. Nel 1982 vennero deregolamentate le compagnie di risparmi e prestiti, permettendogli di iniziare a fare degli investimenti rischiosi con i soldi dei clienti. Dopo il primo decennio di deregulation centinai di compagnie di risparmi e prestiti fallirono; fu una delle più grandi crisi mai avvenute per quei tempi. Migliaia di dirigenti andarono in prigione per aver saccheggiato le compagnie.

In quegli anni il settore finanziario, la potenza di Wall Street e l’avere tanti soldi plasmarono e catturarono lentamente tutto il sistema politico, sia repubblicani che democratici. Alla fine degli anni 90 il settore finanziario tornò in equilibrio e si consolidò basandosi su poche ma enormi società, così grandi che il loro fallimento avrebbe potuto minacciare il sistema finanziario mondiale. Per descrivere meglio le condizioni del sistema finanziario di quel periodo è sufficiente una metafora paragonandolo ad una petroliera: le petroliere sono molto grandi e quindi hanno bisogno di scompartimenti interni per evitare che il petrolio in movimento al loro interno le rovesci, ecco dopo la grande depressione, la regolazione finanziaria introdusse questi scompartimenti che però vennero aboliti con la deregulation degli anni 80.

La crisi successiva arrivò alla fine degli anni 90: le banche d’investimento alimentarono una bolla finanziaria speculativa di azioni su internet seguita nel 2001 da un crollo finanziario che causò la perdita di circa 5 milioni di dollari di investimenti, la commissione per i titoli e gli scambi, un’agenzia federale creata durante la depressione per regolare le banche d’investimento non fece niente. Le banche d’investimento avevano promosso compagnie internet che stavano per fallire, gli analisti finanziari erano pagati in base a quanti soldi portavano e quello che dicevano pubblicamente era molto diverso da quello che dicevano privatamente. Alcune compagnie internet he erano di fatto spazzatura venivano accreditate con il top rating. Molte delle banche d’investimento coinvolte non provarono nemmeno a negare le loro colpe, la loro giustificazione fu che lo stavano facendo tutti, dicendo che in realtà tutti sapevano quello che stavano facendo (vendere titoli spazzatura per titoli sicuri). Da quando cominciò la deregolamentazione le società finanziarie più grandi furono scoperte a riciclare denaro, defraudare i clienti e falsificare i conti.

All’inizio degli anni 90 la deregolamentazione e l’avanzamento tecnologico portarono ad un’esplosione di complessi prodotti finanziari chiamati strumenti derivati, economisti e banchieri sostennero di aver reso i mercati più sicuri, inventando questi prodotti, invece li resero instabili. Usando i derivati i banchieri potevano virtualmente giocare d’azzardo su tutto, potevano scommettere sull’andamento del prezzo del petrolio, sulla bancarotta di una compagnia o anche sulle previsioni del tempo. Alla fine degli anni 90 i derivati facevano parte di un mercato non regolato da 50 trilioni di dollari. All’inizio del XXI secolo le porte si spalancarono, l’uso dei derivati e le innovazioni finanziarie esplosero drammaticamente. Quando George W. Bush divenne presidente il sistema finanziario statunitense era altamente creditizio, forte e stabile.

A dominare la scena c’erano 5 banche d’investimento: Goldman Sachs; Morgan Stanley; Lehman Brothers; Merryl Lynch e Bear Sterns; 2 conglomerati finanziari: Citigroup e JP Morgan; 3 compagnie assicurative: AIG; MBIA e AMBAC; 3 agenzie di rating: Moody’s; Standard&Poor’s; Fitch. A tenerle unite e compatte era la catena della cartolarizzazione, cioè un nuovo sistema che connetteva trilioni di dollari in mutui e altri prestiti con investitori di tutto il mondo. Con il vecchio sistema quando il proprietario di una casa pagava il mutuo ogni mese i soldi tornavano nelle tasche del creditore e poiché si impiegavano anni per ripagare un mutuo i creditori prestavano i soldi con molta attenzione.

Con il nuovo sistema della cartolarizzazione i creditori potevano vendere il mutuo alle banche d’investimento, che a loro volta combinavano migliaia di mutui e altri prestiti, inclusi i pagamenti per le auto, le rate scolastiche e i debiti della carta di credito; il tutto per creare dei complessi derivati chiamati CDO (collateralized debt obligation, cioè una obbligazione che ha come garanzia collaterale un debito). Le banche d’investimento poi vendevano i CDO agli azionisti; quindi quando il proprietario di una casa pagava il suo mutuo i suoi soldi andavano a degli azionisti sparsi per tutto il mondo. Le banche d’investimento inoltre pagavano le agenzie di rating per valutare le loro CDO e molte di loro ricevevano come rating quasi sempre una tripla A (cioè il livello di rating più alto); il che rese i CDO altamente fruibili per i fondi pensione, i quali possono investire solo su prodotti sicuri. Il sistema che si era materializzato era una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Ai creditori non importava più se il mutuatario poteva ripagare il debito quindi cominciarono a fare prestiti altamente rischiosi.

Neanche alle banche d’investimento questo importava perché più CDO vendevano più alti erano i profitti e nel contempo le agenzie di rating, pagate dalle banche d’investimento, non avevano alcuna responsabilità se le loro valutazioni sui CDO si rivelavano false perché si sarebbero sempre potute appellare al primo emendamento, cioè alla libertà di opinione. Tra il 2000 e il 2003 il numero di mutui per immobili quadruplicò. Negli stessi anni ci fu un notevole incremento di prestiti rischiosi, chiamati subprime (prestiti che prevedono una pericolosa combinazione di alti e variabili tassi di interesse), ma quando questo tipo di prestiti, altamente rischiosi, furono combinati per creare CDO molti di loro ricevettero una tripla A. le banche sapevano bene quello che stavano facendo ma continuarono a farlo lo stesso. Tutti gli incentivi che le istituzioni finanziarie offrivano ai loro mediatori di ipoteche erano basati sulla vendita di prodotti più redditizi, cioè i prestiti predatori (o subprime).

Per diversi anni centinaia di migliaia di dollari passarono attraverso la catena della cartolarizzazione, dato che chiunque poteva ottenere un mutuo la compravendita e i prezzi delle case salirono alle stelle, il risultato fu la più grande bolla finanziaria speculativa della storia dell’economia mondiale. Le banche che offrivano subprime sapevano bene che il processo che si era innescato sarebbe prima o poi arrivato al collasso ma fecero finta di niente. A Wall Street i bonus annuali in contanti per gli operatori di borsa si impennarono. La Lehaman Brothers era diventata la prima banca d’investimento per prestiti subprime. Durante questa bolla finanziaria le banche d’investimento prendevano molti soldi in prestito per comprare più prestiti e più CDO; il rapporto tra i soldi presi in prestito e i soldi delle banche viene chiamato rapporto di indebitamento, più prestiti ricevevano più alto era il livello di questo rapporto. Nel 2004 il livello massimo di rapporto di indebitamento consentito venne innalzato, permettendo alle banche di avere ulteriori prestiti, così le banche continuarono a giocare d’azzardo per un periodo molto lungo, durante il quale anche solo una diminuzione del 3% del loro patrimonio di base avrebbe potuto lasciarle insolventi.

Ma nel sistema finanziario si era innescata anche un’altra bomba ad orologeria, la AIG, la più grande compagnia assicurativa del mondo, stava vendendo enormi quantità di crediti derivati chiamati CDS (credit default swap). Per gli investitori che possedevano CDO i CDS funzionavano come una sorta di polizza assicurativa. L’investitore che comprava CDS pagava alla compagnia ¼ del pagamento per l’assicurazione e se i CDO perdevano di valore la compagnia avrebbe risarcito il cliente, ma a differenza delle normali assicurazioni gli speculatori potevano anche comprare dei CDS della AIG per scommettere contro dei CDO che non possedevano.

Diciamo che di norma si può assicurare solo ciò che si possiede ma con i crediti derivati questo non valeva più, tutti improvvisamente potevano assicurare tutto, anche ciò che non era di loro possesso, per essere eventualmente risarciti. La AIG stava così andando incontro alla bancarotta. Ad inizio 2007 le alte cariche di Lehman Brothers vivevano nel lusso più sfrenato e si spostavano solo con i loro jet aziendali. Lo stesso succedeva a Wall Street, fra gli operatori la dipendenza da cocaina e strip club dilagava. La Goldman Sachs a metà del 2006 aveva già venduto qualcosa tipo 3 miliardi di CDO.

Alla fine dello stesso anno fece un passo avanti, non solo continuò a vendere CDO spacciandoli fra i clienti come prodotti sicuri, ma, consapevole che in realtà erano spazzatura a cominciò a scommettere contro di essi. Non solo, il vero e proprio apice si raggiunse con la progettazione di CDO appositamente disegnati in modo tale che più soldi il cliente perdeva più soldi la banca guadagnava. Le agenzie di rating guadagnarono miliardi dando il massimo dei voti a prodotti rischiosissimi. Moody’s, l’agenzia più grande quadruplicò i suoi profitti tra il 2002 e il 2007. Più triple A davano più venivano pagate.

Il FMI diede alle banche diversi ammonimenti prima che la crisi scoppiasse, ricordandogli che stava portando il mondo nel baratro ma le banche tirarono dritto. All’inizio del 2008 i pignoramenti delle case erano triplicati e la catena della cartolarizzazione stava implodendo: i finanziatori non potevano più vendere i loro i loro prestiti alle banche d’investimento; i prestiti persero valore e cominciarono i fallimenti delle aziende. Il mercato delle CDO collassò lasciando le banche d’investimento con centinaia di miliardi di dollari in prestiti di CDO e immobili che non potevano vendere.

Nel marzo del 2008 la banca Bear Stern finì in bancarotta e fu acquistata per 2 dollari ad azione dalla JP Morgan Chase con il supporto di 30 miliardi di dollari offerti dalla Federal Reserve. Il 7 settembre 2008 venne annunciato il rilevamento federale di Fannie Mac e Freddie Mac i due colossi del mercato dell’investimento sull’orlo del collasso. Dopo nemmeno 2 giorni la Lehman Brothers annunciò perdite record di circa 3,2 miliardi, le sue azioni crollarono di botto; nonostante ciò la banca ricevette una A2 pochi giorni prima di fallire.

Tutti gli istituti bancari e le agenzie assicurative avevano ricevuto rating molto alti pochi giorni prima di collassare e di essere rilevati. Ad agosto 2008, in pieno declino le più alte cariche della Federal Reserve si dimisero. Il 12 settembre 2008 la Lehman Brothers aveva finito i soldi l’ultimo segnale che tutta l’industria finanziaria stava velocemente affondando. La stabilità del sistema finanziario mondiale era in pericolo. La Lehman non era la sola sull’orlo della bancarotta, anche la Merryl Lynch era in pessime condizioni e fu comprata dalla Bank of America. L’unica banca interessata a comprare la Lehman Brothers era il colosso inglese Barclays, ma i regolatori britannici pretendevano una garanzia finanziaria da parte del governo statunitense che però non videro arrivare e così l’accordo saltò. Il 14 settembre 2008 la Lehman dichiarò la bancarotta.

La filiale di Londra chiuse nel giro di pochi giorni e tutti i dipendenti furono licenziati. Tutte le transazioni si fermarono, un componente vitale dell’apparato economico mondiale aveva fallito e questo avrebbe creato un’enorme onda d’urto in tutto il globo. In quella stessa settimana la AIG doveva 13 miliardi di dollari ai possessori di CDS ma ovviamente non aveva i soldi. Il precedente 7 settembre il governo aveva assunto il controllo della AIG verificando che sarebbero serviti circa 700 miliardi di dollari per evitare un catastrofico collasso finanziario, i soldi in aiuto vennero dati ma la catastrofe non fu evitata.

Quando la AIG ricevette gli aiuti ai proprietari di CDS (tra i quali banche come la Goldman Sachs) vennero pagati 61 miliardi di dollari, le alte cariche del consiglio economico ed amministrativo della presidenza Bush costrinsero la AIG a pagare per intero il prezzo invece che contrattare altre cifre; alla fine tutto ciò costò ai contribuenti più di 150 miliardi di dollari ed alla AIG fu vietato di denunciare le banche d’investimento per frode.

A dir poco curioso fu il fatto che colui che si trovava a gestire la crisi nel 2008, cioè il segretario al tesoro del consiglio dell’amministrazione Bush, Henry Paulson, era stato fino al giorno prima di ricoprire questa carica direttore generale della Goldman Sachs, ed era quindi fra coloro che la crisi l’avevano creata. Ad ottobre iniziò un’ondata inarrestabile di licenziamenti e pignoramenti, la disoccupazione negli USA e poi in Europa arrivò ai massimi storici, la recessione accelerò e dilagò globalmente. Nel dicembre del 2008 la General Motors e la Chrysler erano prossime alla bancarotta e mentre gli statunitensi riducevano le spese l’attività manifatturiera cinese vide le sue vendite crollare, oltre 10 milioni di lavoratori in Cina persero il loro lavoro.

I più poveri, come spesso accade, pagarono il prezzo più alto. Si verificò la stessa cosa in tutta l’Asia. I pignoramenti negli USA nel 2010 sfiorarono i 6 miliardi. Furono addirittura organizzate delle tendopoli per le persone rimaste senza casa e senza soldi. Di chi era la colpa? Chi era responsabile di tutto ciò? Gli uomini che avevano distrutto le loro stesse compagnie e trascinato tutto il mondo nel baratro si allontanarono indisturbati dai rottami che rimanevano con le loro fortune intatte. Le alte cariche della Lehman B., 5 in tutto, avevano guadagnato oltre un miliardo di dollari tra il 2002 e il 2007 e quando la società finì in bancarotta poterono tenere i loro soldi. Negli Usa le banche erano più potenti, più grandi, più concentrate che nel resto del mondo, come non era mai successo prima. Dopo la crisi l’industria finanziaria, compresa la Financial Services Round Table lavorò ancora più duramente per risanare il Paese, il settore finanziario assunse circa 3000 lobbisti.

Rimase però di fatto che politica ed economia continuarono a condizionarsi e ad influenzarsi a vicenda. Come è successo in passato anche oggi analisti ed economisti di spicco vengono comprati dalla politica per far passare per buone e necessarie delle riforme che in realtà sono rischiose e mettono in pericolo i risparmi dei piccoli consumatori i quali rimangono il più delle volte ignari. La crisi del 2008 è stata con molta fatica “parzialmente superata”, il mondo si è lentamente rimesso in piedi, ma gli uomini e le istituzioni che hanno causato la crisi sono ancora al potere.

E tu che vivi in Europa non trovi niente di familiare con in fatti accaduti tra il 2007 e il 2008? Collasso bancario, banche sull’orlo della bancarotta, bolla finanziaria o bolla immobiliare non ti sembrano espressioni familiari ultimamente? … Non possiamo sapere esattamente a cosa andiamo incontro ma di sicuro possiamo riconoscere lo scenario e ipotizzare la sorte dell’Europa … sperando si sbagliarci ovviamente.

Fonti: “Inside Job” di Charles Ferguson, 2010
Confession of an economic Hit Man” di John Perkins, 2004

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