Cosa sono i titoli di stato?

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I titoli di stato sono delle obbligazioni che vengono emesse periodicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per conto dello Stato con lo scopo di finanziare (coprire) il proprio debito pubblico o direttamente il deficit pubblico.

I diritti di credito incorporati nel titolo possono essere corrisposti al sottoscrittore del prestito sia mediante lo scarto di emissione (ossia la differenza tra il valore nominale e il prezzo di emissione o di acquisto), sia mediante il pagamento di cedole (fisse o variabili) durante la vita del titolo.

Alla scadenza dell’obbligazione lo Stato rimborsa il capitale iniziale. I titoli di stato sono una delle varie tipologie di obbligazioni, che più avanti andremo a descrivere, e che rientrano fra i prodotti finanziari più “antichi”.

I titoli di stato rientrano tra le obbligazioni meno rischiose in quanto rappresentano dei “debiti in solido”, ovvero dei debiti dovuti da un’intera comunità rappresentata dallo Stato. Come riferimento di titoli poco rischiosi spesso si citano i “Bund” tedeschi, i titoli di stato emessi dalla Repubblica Federale Tedesca. La differenza di rendimento tra titoli di emittenti diversi o con scadenze diverse, viene chiamata spread.

Molto spesso i media utilizzano il termine spread per identificare la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani e tedeschi con scadenza decennale. Il prezzo di un’obbligazione è il risultato dell’incontro tra domanda e offerta. A parità di rendimento nominale, un prezzo più basso comporta un rendimento più elevato e riflette implicitamente quello che gli investitori ritengono sia il rischio dell’obbligazione in quel determinato momento. A investire in obbligazioni, sono principalmente famiglie e investitori istituzionali. Gli investitori istituzionali sono banche, assicurazioni, fondi di investimento e società specializzate e insieme detengono la maggior parte delle obbligazioni in circolazione nei mercati.

Gli interessi pagati dalle obbligazioni prendono il nome di cedole e sono tipicamente pagate ogni tre, sei o dodici mesi. I titoli che pagano tutti gli interessi dovuti solo al momento del rimborso finale si chiamano zero coupon (ovvero a cedola zero). Alla data di scadenza dell’obbligazione, è previsto il rimborso del capitale prestato dagli investitori. La suddivisione del prestito obbligazionario in piccole parti, denominate tagli, consente di finanziare grandi progetti per i quali un unico investitore non basterebbe e rende possibile al singolo risparmiatore di concedere un prestito, anche di piccola entità, ad una grande azienda.

Ma quali sono i rischi delle obbligazioni? Ogni tipo di obbligazione può avere caratteristiche diverse, ma il rischio principale che le accomuna è che il debitore non riesca a ripagare, in parte o totalmente, quanto dovuto. In questo caso si parla di insolvenza o default. Se chi si indebita emettendo delle obbligazioni si trova in difficoltà oppure è già molto indebitato, le sue obbligazioni saranno considerate più rischiose. Al contrario, un’azienda sana in grado di generare profitti adeguati e con prospettive di crescita positive emetterà obbligazioni considerate meno rischiose.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze emette sei tipi di titoli di stato, le differenze tra i diversi tipi si muovono su due dimensioni: la durata e le modalità di remunerazione. Le sei tipologie sono queste:

-Buoni Ordinari del Tesoro (BOT): durata di 3, 6 e 12 mesi, privi di cedole, il rendimento è dato dallo scarto di emissione;

-Btp Italia: durata di 4, 6 o 8 anni; cedole annuali pagate ogni sei mesi;

-Certificati di credito del tesoro (CCT): durata di 7 anni e cedole semestrali a tasso variabile;

-Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ): titoli della durata di 24 mesi, privi di cedole, tutto il rendimento dipende dallo scarto di emissione;

-Buoni del Tesoro Poliennali (BTP): durata di 3, 5, 10, 15, 30 e 50 anni, con cedole fisse semestrali;

-Buoni del Tesoro Poliennali Indicizzati all’inflazione europea (BTP € i): durata di 5 e 10 anni, il capitale e le cedole semestrali sono rivalutati in base all’andamento dell’inflazione europea.

I titoli di stato sono oramai tutti dematerializzati, cioè non hanno un supporto materiale ma sono iscrizioni contabili a favore di chi li ha sottoscritti. Non essendoci più un titolo cartaceo a dimostrare la propria esistenza e chi li abbia acquistati e li possieda, a dimostrare queste cose ci sono altri documenti e segni bancari, come la ricevuta dell’acquisto e l’estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli dell’acquirente, tutte cose che permettono l’accredito diretto sul conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza.

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